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Mostra "Architettura architetti. LŽidea di spazio nelle fotografie di Federico Vender".


Sabato 15 novembre 2008, ore 18,00, Sala Rosa del Vento, saraŽ inaugurata la mostra “ARCHITETTURA SENZA ARCHITETTI. LŽIDEA DI SPAZIO NELLE FOTOGRAFIE DI FEDERICO VENDER”, alla presenza del curatore Angelo Maggi, docente di Storia della Fotografia allŽUniversitaŽ di Trento e di Venezia, che in un volume con lo stesso titolo della mostra presenta e analizza un consistente numero di immagini e materiale dŽarchivio di uno dei piuŽ grandi maestri della fotografia italiana del Ventesimo secolo.

Organizzata in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni storico-artistici della Provincia Autonoma di Trento, la mostra eŽ nata con lŽintento di riflettere sul ruolo di Federico Vender, fotografo trentino morto nel 1999, nella cultura fotografica in Italia partendo dallŽapprofondimento di alcuni suoi lavori, donati nel 1993 allŽamministrazione provinciale di Trento, conservati allŽArchivio Fotografico Storico.

La mostra resteraŽ aperta fino a domenica 30 novembre.

Stampe moderne dei negativi originali si affiancano al vintage, alle fotografie di taglio espressionista con marcati segni neri che delimitano forme, fino alle opere in bianco e nero. In mostra anche una significativa selezione di immagini a colori da diapositiva.

Fin da ragazzino Federico Vender (Schio-Vicenza 1901 - Arco di Trento 1999) si esercita nella fotografia nel laboratorio del padre.
Negli Anni Trenta con Ferruccio Leiss fonda il Circolo Fotografico Milanese, del quale fu direttore artistico fino al dopoguerra.
Vender fu tra i primi artisti italiani ammessi al prestigioso Foto Salon di Londra; fondoŽ nel 1947 lo storico gruppo de “La Bussola” insieme a Giuseppe Cavalli, Mario Finazzi, Ferruccio Leiss, al quale si unirono successivamente Alex F. Stappo, Mario Bonzuan, Walter Faccini, Ermanno Marelli, Vincenzo Balocchi e Mario Giacomelli.
La fotografia eŽ per alcuni anni per Vender lŽoccupazione del tempo libero e il distacco dallŽariditaŽ del lavoro in unŽindustria tessile milanese. Negli anni Ž50 decide di dedicarsi alla professione e collabora con alcune case editrici, purtroppo abbandonando la ricerca personale. Tuttavia, circa 30 anni dŽimpegno lasciano una traccia indelebile.
Artista sperimentatore di nuove soluzioni chimiche fotografiche ed accessori autocostruiti per le riprese e lŽilluminazione in studio, fu anche collaboratore dellŽIndustria fotochimica di Alfredo Ornano, della Ferrania in Liguria e dellŽ Agfa Italia ed inoltre per le tedesche Linhof e Carl Zeiss.
La sua visione eŽ innovativa: bizzarri tagli compositivi e soffusi cromatismi per svelare la ricchezza poetica degli istanti fuggevoli. Il lavoro di Vender eŽ proprio nellŽindagine di attimi “colti al volo”.
Si direbbero appunti, rapidamente fermati con lŽobiettivo, quanto mai distanti dal fotogiornalismo.

La sua prima ispirazione fu la fotografia pittorialista inglese, ritrattistica e paesaggi, movimento artistico della fine del XIX secolo che rendeva la fotografia unŽopera comparabile a quella delle arti maggiori, come pittura e scultura. In seguito abbandonoŽ i codici standard per giocare con la luce, creando sulle immagini segni grafici e ombre.
La sua conoscenza della fotografia tedesca, la Neue Sachlichkeit, e lŽesperienza al Bauhaus, e la partecipazione al concorso del London Salon of Photography nel 1934, gli apriranno le porte verso lŽaffermazione del successo nazionale ed internazionale.

Giustamente definite ‘architetture senza architettiŽ, queste riprese riescono peroŽ a possedere una indimenticabile struttura bidimensionale e svelano un implicito progettista, che eŽ lo stesso Vender. Proprio percheŽ eŽ svincolato, nelle sue scelte visive, da ogni obbligo di committenza, Vender si permette anche di contraddire le classiche pretese di tutti gli architetti. Mentre essi vorrebbero i volumi deserti, immobili nel sole, senza traccia di abitanti, Vender gioca il suo rapporto ‘prospetticoŽ tra spazi e persone. Ombre, piccoli passanti, figure un poŽ metafisiche, come altrettanti ‘noi stessiŽ che entrano nelle inquadrature e fanno vivere gli ambienti.
Vendel recupera la misura umana nello spazio dellŽarchitettura, rivelando nelle sue inquadrature una Italia minore, specchio di una vitalitaŽ ancora inespressa.
Vender racconta, in sostanza, tra luce ed ombra, un paese che si sta trasformando nel profondo. Le migrazioni interne, i primi segni del boom economico, le ferite dei cantieri sulla natura,
lŽinurbamento e lo spopolamento delle campagne… ( altre immagini, altri fotografi autori saranno pronti a continuare ed approfondire la sua indagine ).

La mostra mette in campo il processo di democratizzazione dellŽarchitettura, attraverso le fotografie di un esponente importante della “scuola mediteranea”: ci sono realtaŽ che sfuggono allŽarchitetto che non le puoŽ controllare, e che restano “senza architetti”, appunto.
LŽarchitettura non eŽ piuŽ solo lŽarte dellŽedilizia o un mestiere, lŽarchitettura diventa art pour lŽart, eŽ arte intesa come “ricerca sistematica dellŽarte, delle sue funzioni e della sua definizione”, eŽ lŽarte sociale di Beuys.

La mostra apre peroŽ a unŽaltra questione, di millenaria esistenza: arte o tecnica?

LŽestetica applicata eŽ lŽestetica che si estende a tutte le sfere della vita, eŽ lŽest-etica, che deve trovare il proprio luogo nella realtaŽ museale, intesa come museo vivente, che vive, nella cittaŽ, autonomo, in cui le cose sono lŽespressione di un costante esercizio della memoria, esercitarsi a essere attivi e attenti ai valori e ai diritti delle cose.

E le fotografie di Vender hanno tutto il diritto di inserirsi nella ritualitaŽ di un museo.

La fotografia, osserva Barthes, trasforma “il soggetto in oggetto ed anche, se cosiŽ si puoŽ dire, in oggetto da museo”.



Dal
: 15/11/2008  al 30/11/2008
info: 0881 712182
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