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"Dante e i poeti russi" martedi´ 27 in Fondazione con Renzo Scarabello e Cinzia Zeffirino

Martedi´ 27 maggio 2008 - ore 19.00 - Sala Rosa del Vento

Dante e i poeti russi

- Dante in Josif Brodskij - Cinzia ZEFFERINO

- Osip Mandel´stam lettore di Dante - Renzo SCARABELLO

Josif Alexrandovic Broskij nasce a Leningrado nel 1940. Di origine
ebraica, diviene famoso per le letture poetiche fatte con la sua
indimenticabile voce nasale, capace di "sollevare parole e farle
danzare".
Nel 1964, inviso al potere sovietico, viene accusato di "fannullagine
sociale" e condannato a 5 anni di lavori forzati. Grazie alle violente
reazioni nell´opinione pubblica viene rilasciato dopo 18 mesi.
Nel 1972 viene costretto ad emigrare negli USA dove insegna all
´universita´ e svolge una vasta attivita´ di pubblicista e poeta. Nel
1987 riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Per Brodskij la
poesia e´ un acceleratore mentale, e´ il vettore per la
comprensione della realta´, riesce a fondere il mondo razionale e
il mondo intuitivo.
Muore a Brooklin nel 1996 e per sua volonta´ e´ sepolto nell´isola
S.Michele a Venezia.

Osip Emil´evic Mandel´stam nasce nel 1891 a Varsavia, da una
famiglia ebrea della media borghesia che presto si trasferisce a
S.Pietroburgo. Studia alla Sorbona a Parigi e in Germania.
Grandissimo poeta, amico di Pasternak, si interessa di Storia dell
´Arte e di letteratura per giornali e riviste. Fonda con altri una
Lega di Poeti che da´ vita al Movimento Acmeista che intende la
poesia come un´arte chiara e intensa, contro il simbolismo. I poeti
amici si incontrano per leggere e recitare versi. Ma a Stalin la
poesia di Mandel´stam non piace per cui gli viene proibito di
scrivere versi. Cosi´ Osip non scrive piu´ ma recita a memoria i
suoi versi.
Arrestato una prima volta nel 1934 porta con sé al confino sui
monti Urali (per 3 anni) solo la Divina Commedia.
Dopo il confino non puo´ piu´ vivere a Mosca, non puo´ scrivere

lavorare. Con la moglie vive di elemosine, dimenticando tempo e
spazio negli incontri di lettura con gli amici poeti.
Viene arrestato una seconda volta nel 1938. Muore poco dopo in
un lager.
Nel gulag in cui trascorre gli ultimi giorni di vita si sparge la voce di
un poeta estraneo alle degradazioni della vita nei campi di
concentramento, che consola i detenuti la sera, davanti al fuoco,
recitando, quasi cantando, le sue traduzioni di Dante e Petrarca.
Mandel´stam "ardeva tutto per Dante" come scrive la poetessa
Achmatova. Di Dante condivideva la condizione di esiliato e la
condizione storica, amava la lingua, amava la musicalita´".
"I canti danteschi sono le partiture di una speciale orchestra
chimica", scrive Mandel´stam nel suo bel libretto "Conversazioni su
Dante", ricco di amore per Dante, per la lingua italiana, per la
poesia.
Si deve alla moglie Nadezda, che ricordava a memoria le sue
poesie, la pubblicazione delle sue opere.

 
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