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"Domeniche con la Storia": Gli artisti foggiani del Risorgimento - Parte prima

La relazione del prof. Gianfranco Piemontese allŽ8° appuntamento in Fondazione
Per lŽottavo appuntamento con le “Domeniche con la Storia” organizzate dalla Fondazione Banca del Monte “Domenico Siniscalco Ceci” di Foggia, il prof. Gianfranco Piemontese ha parlato di “Artisti foggiani del Risorgimento”.
“Un titolo, in realtaŽ, riduttivo”, ha precisato nellŽintroduzione, il Presidente della Fondazione, avv. Francesco Andretta. “Infatti, tutti gli artisti piuŽ famosi di cui parleraŽ il prof. Piemontese sono nati diversi decenni prima del processo di unificazione italiana e hanno dato giaŽ prima della fatidica data del 1860 un contributo notevole al processo politico che portoŽ a questo storico traguardo. A trattare lŽargomento, oggi, il prof. Piemontese che, oltre ad insegnare storia dellŽarte nella scuola secondaria superiore, da poco ha ottenuto una docenza allŽAccademia di Belle Arti di Bari e una supplenza allŽUniversitaŽ di Foggia”.

LA RELAZIONE
“Esaminiamo la situazione dellŽArte, in Italia, allŽindomani del Congresso di Vienna. Nella Penisola frammentata nei vari stati e piccoli ducati- le arti visive e lŽarchitettura toccavano nel Neoclassicismo il loro massimo momento di espressione. La cultura dominante traeva dalle idee illuministe francesi la radice delle proprie forme espressive: ancora una volta a distanza di circa quattro secoli dal Rinascimento, si faceva ritorno al mondo classico. Ma stavolta saranno la purezza e la simmetria a dominare lŽarte.
Il nuovo gusto trovoŽ facile spazio di affermazione nel Meridione dŽItalia. Ma negli anni a seguire giaŽ dopo il 1820, lŽattenzione degli artisti fu proiettata anche verso forme che si differenziarono dai principi di simmetria, ordine e quindi perfezione classica in quellŽaltrettanto vasto fenomeno culturale che saraŽ il Romanticismo. In Italia la sua manifestazione massima e sicuramente piuŽ diffusa si avraŽ nel Romanticismo storico.
E qui arriviamo ai protagonisti dellŽincontro di oggi. Perché non si puoŽ parlare di arte e artisti del Risorgimento italiano senza aver inquadrato quellŽapproccio alla realtaŽ che nel nostro paese si afferma attraverso il sentimento, che poi eŽ alla base del Romanticismo. EŽ questa lŽorigine dei soggetti e dei titoli che saranno usati dai pittori italiani a partire dal primo quarto del XIX secolo fino al passaggio al XX secolo: temi che rimandano al passato comunale, alla letteratura italiana del ‘300 ed a seguire, allŽuso dei personaggi biblici ed anche a personaggi della mitologia classica in forma di allegorie.
AllŽepoca, nel Regno delle Due Sicilie, si studiava Arte solo a Napoli, dove nel 1752 Carlo III di Borbone aveva fondato la Reale Accademia del Disegno, che in seguito diverraŽ lŽAccademia di Belle Arti. UnŽimportante struttura nella quale, da tutte le cittaŽ del regno, arrivavano giovani a studiare: tra questi, molti provenienti dalla provincia di Foggia.
In questa scuola, la formazione era di tipo accademico ma, a partire dagli anni Ž40 del XIX secolo, le influenze dei movimenti artistici nord-europei e, in particolare, di quelli francesi, iniziarono a “minare” la certezza dellŽimpostazione classica.
Tra i primi studenti di Capitanata arrivati a Napoli cŽera Domenico Caldara, il quale oltre a formarsi nellŽAccademia, ne diverraŽ poi docente. Alcuni anni dopo arrivoŽ allo stesso istituto Francesco Saverio Altamura che ebbe un ruolo di primo piano sia nella storia politica che artistica della sua epoca.
Fu un periodo in cui lŽArte non rimase una forma di espressione di bellezza tout court, come potrebbe far pensare lŽimperante neoclassicismo del primo quarto del secolo, ma una piena consapevolezza di poter rappresentare sentimenti individuali e collettivi.

È da questo contesto che emerge la figura di Saverio Altamura (Foggia 1822-Napoli 1897).
Altamura (nella foto) giaŽ dallŽadolescenza aveva mostrato quel carattere volto alla scoperta e alla contestazione che lo avrebbe caratterizzato per tutta la vita.
Fu mandato dalla famiglia a Napoli a seguire gli studi di Medicina, ma ebbe occasione di frequentare lŽallora Istituto di Belle Arti che gli piacque al punto da fargli interrompere gli studi medici per dedicarsi a tempo pieno a quelli artistici, sin dai 19 anni.
Tra i 21 e i 25 anni, vinse un premio ad una mostra foggiana con un dipinto a soggetto biblico e poi guadagnoŽ una borsa di studio, il cosiddetto “pensionato romano”, vincendo la prova prevista dai regolamenti dellŽAccademia col quadro “LŽAngelo che intima a Goffredo di continuare la lotta per la liberazione del santo Sepolcro”, ispirato alla “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso. Temi di questo tipo insieme a quelli biblici e medievali saranno il tema caratterizzante buona parte della pittura di storia e di quella del romanticismo italiano.
Col “pensionato”, poteŽ approfondire gli studi a Roma e, soprattutto, viaggiare fuori dal Regno delle Due Sicilie. A Roma giunse neo primi mesi del 1848.
Il contatto con il mondo classico e quello cosmopolita degli artisti che frequentavano Roma, unito al clima di liberalizzazione dovuto alla concessione della Costituzione da parte del papa-re Pio IX, furono per Altamura un importante arricchimento personale. Al ritorno a Napoli, dopo i primi quattro mesi romani, Altamura era una persona nuova: ispirato dalle riforme conosciute nel regno della Chiesa, esprimeva un forte desiderio di cambiamento per la sua terra.
Per questo, partecipoŽ alle manifestazioni di piazza che si tennero a Napoli il 15 maggio del 1848, e dovette poi fuggire dal Regno: per quellŽepisodio, subiŽ un processo in contumacia e la condanna a morte.
Tra il 1848 e il 1859, Altamura si ritrovoŽ esule nella Firenze governata dagli Asburgo-Lorena, dove il clima culturale godeva di una certa liberalitaŽ rispetto a Napoli. A Firenze entroŽ in contatto coi tanti fuoriusciti sia del Regno delle Due Sicilie che degli altri piccoli stati italiani, che con artisti e scrittori provenienti dalla Francia, Inghilterra e Germania.
CosiŽ, mentre il dibattito politico e culturale a Napoli era fortemente limitato, a Firenze gli intellettuali e gli artisti godevano di una certa libertaŽ che permetteva loro di potersi riunire a discutere di arte nei caffeŽ. Tra questi, il famoso CaffeŽ Michelangelo, luogo di ritrovo di quel gruppo di giovani artisti toscani e non, che daranno poi vita al gruppo dei Macchiaioli. Tra i frequentatori del CaffeŽ cŽera anche Saverio Altamura, che in seguito sposoŽ appieno gli ideali di naturalismo che allora pervadevano il gruppo. A quel gruppo riportoŽ lŽesperienza di respiro internazionale della visita effettuata allŽEsposizione Internazionale di Parigi del 1855.
Tra le novitaŽ parigine riportate a Firenze da Altamura, cŽera il cosiddetto “specchio nero” o Ton gris: quella particolare giustapposizione di chiaro e scuro derivato dallŽosservazione della luce naturale attraverso un vetro affumicato che saraŽ poi lŽanima della pittura dei Macchiaioli; una visione della luce e dei colori di rottura con il modo di dipingere accademico.
Delle esperienze toscane Altamura mantenne, poi, vivo lŽapproccio verso la storia e lŽuso del colore, privilegiando lŽaspetto romantico in quasi tutte le opere che dipingeraŽ. Tra le opere del periodo fiorentino va ricordato quello che unanimemente viene riconosciuto come il capolavoro della pittura di storia “Il trionfo di Mario sui Cimbri”. Con questa lŽopera, nel 1859, vinse il primo premio nel concorso bandito dal Governatore della Toscana Bettino Ricasoli per celebrare la vittoria della seconda guerra dŽindipendenza.
Il tema si riferisce ad un episodio che vide protagonisti i Romani guidati da Caio Mario sconfiggere i barbari Cimbri nelle pianure di Vercelli. Mario era un cittadino romano di umili origini che rappresentava quellŽidea di riscatto che agitava gli animi delle giovani generazioni italiane.
Una scelta, quella della pittura di storia, che portoŽ Altamura ad essere sempre presente nel dibattito artistico nazionale ed internazionale, ma privandosi cosiŽ di un ruolo di definitiva rottura con gli schemi e le metodologie del dipingere, che pure erano state messe in crisi in Francia prima ed in Italia dopo.
La sua vita fu sempre caratterizzata da un forte impegno civile, infatti, durante il suo soggiorno toscano la sua attivitaŽ artistica non saraŽ mai separata dallŽimpegno per lŽUnitaŽ nazionale.
Dopo il 1860, ritornoŽ a Napoli con il figlio Alessandro, mantenendo lo studio a Firenze fino al 1867. Nella cittaŽ che lo aveva visto iniziare a dipingere, per un periodo svolse anche attivitaŽ amministrativa.
Nel catalogo della prima Esposizione nazionale di Firenze del 1861, eŽ inserito tra gli artisti toscani, con sei opere (“Il ritratto di Carlo Troya”, “I funerali di Buondelmonte”, “Il buon tempo antico”, “Il Tasso presso sua sorella a Sorrento”, “Monaca” e “Un consiglio orientale”) che si rifacevano al passato comunale e rinascimentale, con lŽunica eccezione del ritratto del ministro Troya.
Negli anni di residenza a Napoli fu attivo nellŽorganizzazione della SocietaŽ Promotrice delle Belle Arti intitolata al pittore Salvator Rosa. Fece parte degli organismi dirigenti, oltre a presentare, nelle diverse edizioni, dipinti a temi differenti. PartecipoŽ anche a mostre ed esposizioni, in Italia, Francia, Inghilterra, Germania e Austria: tra queste, lŽEsposizione Universale di Parigi del 1878.
Fu presente anche nelle esposizioni organizzate a Foggia dove, a cura della Reale SocietaŽ Economica di Capitanata e della Camera di Commercio ed Arti, annualmente si organizzavano esposizioni provinciali con la partecipazione di artisti sia locali che nazionali. Altamura vi espose nelle edizioni del 1865 e del 1869.
La Puglia fu anche il luogo delle sue ultime opere, quasi tutte a carattere religioso: tra queste va ricordato il ciclo di dipinti per la Chiesa matrice di Castrignano deŽ Greci in provincia di Lecce.
LŽartista, dopo lŽesperienza toscana, mantenne fino alla fine una sua particolare cifra stilistica legata agli stilemi del romanticismo storico italiano; per questo, sulla scena pittorica in Italia ed allŽestero, ebbe una posizione marginale rispetto ai suoi contemporanei.
In Toscana incontroŽ anche la donna con cui visse una movimentata storia dŽamore e di passione artistica: la pittrice greca Elena Bukuras (Spetses 1821-1900). Avevano identiche radici libertarie: una coppia che portava in sé una serie di affinitaŽ elettive. Lei era la figlia di un comandante di navi commerciali che aveva partecipato in prima persona alla guerra dŽindipendenza della Grecia. Lui uno dei protagonisti del 1848 a Napoli, che aveva combattuto per una Costituzione, un paese democratico e auspicava lŽUnitaŽ dŽItalia. Due spiriti, quindi, pervasi di quelle idealitaŽ che avrebbe caratterizzato lŽintero ‘800 europeo.
A Firenze la BuŽkuras era arrivata dopo aver soggiornato a Roma. Nella cittaŽ papale aveva potuto studiare e partecipare allŽattivitaŽ della Confraternita dei Nazareni, travestita da uomo. LiŽ ebbe occasione di incontrare il “milieu” degli artisti europei, perché se Parigi aveva il primato di concentrazione di artisti moderni, Firenze rimaneva il centro pulsante dove si era sviluppata la cultura rinascimentale.
Tra gli artisti nordeuropei che la frequentarono spiccavano gli inglesi: tra questi molti di formazione preraffaelita, tra i quali Jane Benham Hay che, in seguito, fu sua compagna.
Altamura e la Bukuras scelsero di vivere la loro vita sentimentale in una maniera diversa: a metaŽ Ž800 i due convivevano senza essere “legalmente” coniugati. DallŽintensa relazione nacquero due figli: Giovanni e Sofia. Poi, i due artisti si sposarono, a Firenze, in Santa Maria del Fiore, il 10 settembre1855: lŽanno dopo, nacque Alessandro.
I due figli maschi seguiranno, poi, le orme dei genitori, diventando anchŽessi pittori. LŽunione con Elena, pittrice e donna di forte carattere duroŽ un decennio: poi, la separazione, con il rientro in Grecia della Bukuras e dei figli Sofia e Giovanni.
(SEGUE...)
 
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