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"Domeniche con la Storia": Gli artisti foggiani del Risorgimento - Parte seconda

La relazione del prof. Gianfranco Piemontese all´8° appuntamento in Fondazione (... SEGUE)

Nicola Parisi (Foggia 1827 - Castelnuovo di Napoli 1887) fu importante esponente del gruppo di artisti foggiani che avevano eletto Napoli come sede dei loro studi e dell´attivita´ pittorica. Imparentato con Saverio Altamura, di cui era cugino, Parisi, originariamente si era dedicato agli studi di ingegneria. Presto, pero´, anche lui passo´ all´attivita´ artistica.
Durante gli anni di studio gli venne conferito un premio in danaro per il “Disegno di nudo”. Parisi arrivo´ ad esprimere un suo particolare modo di dipingere, intriso di storia, come dettava la moda alla meta´ del XIX secolo. Temi storici che rimandavano al desiderio di unita´ ed indipendenza di quella generazione.
Il dipinto presentato da Parisi alla Promotrice del 1866, “I Veneti all´annunzio della pace di Villafranca”, per il suo messaggio sociale e politico, fu scelto dalla Promotrice per essere inciso e dato per ricordo agli azionisti della stessa, mentre l´opera fu acquistata dal re Vittorio Emanuele II.
Parisi partecipo´ fin dalla prima esposizione del 1862 alle attivita´ della Promotrice di Belle Arti di Napoli: nel 1869 fece parte anche del giuri´ artistico, insieme a Saverio Altamura. Le opere piu´ conosciute a soggetto storico come “Giovanni da Procida alla vigilia dei Vespri”, “I Veneti all´annunzio della pace di Villafranca”, il “Carlo Poerio tratto in prigione”, sono da considerarsi come un manifesto del romanticismo storico della pittura napoletana, alla stregua dell´opera di Francesco Hayez per l´Italia settentrionale.
Il “Carlo Poerio tratto in prigione” (nella foto) fu mandato all´Esposizione Universale di Vienna del 1873, dove ottenne critiche positive dalla stampa francese del settore, che solitamente non era molto tenera nei confronti della produzione artistica italiana del tempo. L´importante dipinto, era stato acquistato dal Municipio di Napoli nel 1867, quando fu esposto per la prima volta alla mostra della Promotrice.
Sara´ di nuovo esposto al pubblico napoletano nella Promotrice del 1888, un anno dopo la morte del Parisi, un omaggio come ricordo e testimonianza verso uno dei protagonisti di quel Risorgimento italiano che aveva usato il pennello come strumento per completare un processo di unificazione nazionale che necessariamente doveva passare attraverso la memoria storica italiana, passata e contemporanea.
Un dipinto che si conserva nella Pinacoteca del Museo civico di Foggia, l´ “Ingresso di Diomede in Arpi”, ricorda per la sua inquadratura la pittura di storia applicata ai sipari teatrali. Infatti il quadro e´ la memoria storica del sipario dell´allora teatro Ferdinandeo di Foggia.
Parisi porto´ all´Esposizione industriale di Foggia del 1865 tre dipinti ad olio: “San Pietro, San Giorgio” ed un “Episodio de´ Promessi sposi” del Manzoni, opere che gli fecero avere una “menzione onorevolissima e ringraziamenti”.
Parisi chiuse la sua vita e carriera artistica con un altro importante dipinto “La breccia di Porta Pia” XX settembre 1870, opera che gli venne commissionata dalla Casa Reale Savoia.

Anche Giuseppe de Nigris (Foggia 1832 - Marano di Napoli1903) fu permeato di spirito patriottico e rivoluzionario. Nel giugno del 1848, a 17 anni lasciava Foggia insieme ad un suo giovane amico –forse Vincenzo Dattoli- per raggiungere Roma: un viaggio che venne interrotto a Cassino dalla polizia borbonica che li trovo´ in possesso di un´arma e di una raccolta di poesie di Gabriele Rossetti, li arresto´ e li tenne reclusi per un mese.
Naufragata l´idea di arruolarsi a Roma per andare a combattere in Lombardia, de Nigris ando´ a Napoli, citta´ in cui poi visse fino alla sua morte.
Si formo´ all´Istituto di Belle Arti di Napoli a partire dal 1848 e, durante gli studi, ottenne diversi premi ed incoraggiamenti. Nel 1859 si reco´ a studiare a Roma con una lettera di presentazione di Domenico Morelli per il pittore Achille Vertunni, che accolse il giovane artista nel suo studio. Il soggiorno romano si interruppe nel 1860 e de Nigris torno´ a Napoli con l´intenzione di raggiungere la Sicilia. Lo spirito garibaldino albergava in lui come in altri artisti anche piu´ adulti, ma gli fu impedito, presto´ quindi servizio nella Guardia Nazionale a Napoli. Notevole e´ la considerazione che il De Nigris riscuoteva da quando ancora era uno studente.
Il pittore foggiano sara´ quasi sempre presente nelle mostre della Promotrice di belle arti, dalla prima edizione del 1862 fino a quella del 1897: 26 presenze, su 31 edizioni. Va ricordato il primo dipinto esposto alla Promotrice del 1862, “Garibaldi dicente: che tristo destino degli uomini lo scannarsi fra loro”, un´opera che denunciava l´aspetto di guerra fratricida che aveva portato all´Unita´ italiana.
De Nigris partecipo´, quindi, all´Esposizione nazionale di Napoli del 1877 con cinque opere; fu tra presente nel padiglione italiano all´Esposizione internazionale di Parigi del 1878, con un´opera “Ultima messa” che due anni dopo sara´ acquistata dal re d´Italia Vittorio Emanuele II e suscito´ l´interesse della critica francese.
Il successo sarebbe continuato negli anni, con la presenza a mostre nazionali e internazionali. Tra queste, va ricordata l´Esposizione Universale di Melbourne del 1880 alla quale prese parte con ben ben diciassette opere. Nell´Esposizione Italiana di Londra del 1888 sara´ presente con un solo dipinto.
Dei dipinti a sfondo patriottico oltre al predetto “Garibaldi dicente”, vanno ricordati “Le impressioni di un quadro”, “Garibaldi a Caprera” e “I morti di Mentana” piu´ conosciuto come “Les merveilles du Chassepot”. Quattro opere dal forte messaggio sociale ed artistico. Ad esempio “Le impressioni di un quadro”, ha un´impostazione di una modernita´ particolare, una famiglia che osserva un quadro ad una esposizione. Un momento di rappresentarne della nuova Italia, dove il gruppo formato da moglie, marito e figli viene rappresentato in un momento di riflessione davanti ad un quadro che raffigura un combattimento. Il bambino veste la camicia rossa garibaldina, come garibaldino e´ il protagonista del quadro.
“Les merveilles du Chassepot”, acquistato dalla Provincia di Napoli, risponde al sentimento nazionale vivamente ferito dalla prepotenza straniera. I garibaldini, gia´ cadaveri, a mucchi coprono il terreno; sul lato un prete guarda contento l´opera dei francesi. Tutto e´ bello in questo quadro, l´insieme come i particolari accuratissimi, la vivacita´ dei colori come la verita´ delle intonazioni.
“Garibaldi a Caprera” fu un altro omaggio ad uno di protagonisti del Risorgimento, il quale ebbe occasione di vedere il dipinto approvandone la qualita´. In esso, De Nigris rappresento´ un Garibaldi sereno che seduto su un masso sembra riposarsi soddisfatto con a fianco una carta geografica dell´Italia.

Vincenzo Dattoli (Foggia 1831-Roma 1896) frequento´ l´Istituto di Belle Arti di Napoli e fu allievo di Domenico Morelli. Fin dalle prime esposizioni presso la Promotrice di Belle Arti di Napoli, si guadagno´ attenzione da parte del pubblico, sia locale che internazionale. La sua pittura puo´ ricondursi ad un Romanticismo fortemente permeato di attenzione verso la realta´. Anche Dattoli insegno´ presso l´Istituto di Belle Arti di Napoli e fu impegnato nel mondo dell´istruzione artistica. Fu docente di Giuseppe de Nittis nel breve periodo in cui lo stesso frequento´ l´Accademia di belle arti prima di venirne espulso.
L´attivita´ di docenza era accompagnata da un´intensa produzione artistica. Fu presente nelle principali esposizioni del XIX secolo, in Italia ed all´estero. Espose in diverse edizioni delle mostre organizzate dalla Promotrice di Belle Arti di Napoli “Salvator Rosa”.
Partecipo´ all´Esposizione nazionale di Firenze del 1861 con un dipinto a soggetto storico “Lodovico Sforza che strappa la bandiera ad un soldato di Alfonso d´Aragona”; a quella di Napoli del 1877 con tre dipinti: “Un giorno di Vacanza”, “Il Mezzogiorno di Roma” e “Senza di lui morire”. Nelle esposizioni successive prevalsero i temi sociali: come in quella di Torino del 1880 con l´opera “La Vittima 27 agosto 1878 (Napoli)”; a quella di Milano del 1881 con un dipinto ad olio che a distanza di piu´ di un secolo conserva purtroppo la sua attualita´, “Coraggio e Sagrificio”, che descrive un incidente sul lavoro in un cantiere edile.
Dattoli soggiorno´ a Firenze e poi a Roma, partecipando attivamente alla vita artistica della Capitale ed esponendo anche alle mostre organizzate dalla Societa´ degli Amatori e Cultori delle Belle Arti di Roma. All´attivita´ artistica uni´ la partecipazione al dibattito che coinvolgeva il mondo culturale postunitario.
Nei congressi artistici nazionali del 1877 e del 1880, porto´ all´attenzione pubblica le sue proposte sull´istruzione artistica e sulla necessita´ di svecchiamento delle istituzioni ad essa preposte. Si tratta di idee che volevano rivoluzionare il mondo dell´Arte e, tra queste la proposta di abolire le accademie di belle arti.
 
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