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"La Daunia Felice", raccolta di studi di Raffaele Colapietra

Il 13 volume della collana della Fondazione presentato nella sede di Via Arpi

 


E’ stato presentato ieri, nella sala “Rosa del Vento” della sede della Fondazione Banca del Monte di Foggia, il libro “La Daunia Felice. Studi storici scelti” di Raffaele Colapietra.


Si tratta del 13° volume della Collana della Fondazione, dedicata a testi storici di grande valore per il territorio di Capitanata e di Foggia in particolare. Un libro che contiene una raccolta di saggi del prof. Raffaele Colapietra già editi nei decenni e oggi più “a portata di mano” per i lettori interessati.


Il Presidente della Fondazione, avv. Francesco Andretta, ha presentato l’ospite ricordando un aneddoto della propria gioventù. «Una 40ina di anni fa», ha raccontato, «nello studio di mio padre [l’avvocato Aurelio, n.d.r.] arrivavano pubblicazioni di vario argomento. Molte non mi interessavano, ma una, in particolare, attirò il mio interesse: la “Rassegna di Studi Dauni” rivista della Società Dauna di Cultura, presieduta dal dottor Antonio Vitulli. Una rivista prestigiosissima, con tante firme importanti, tra le quali c’era quella di Raffaele Colapietra. Mi colpì la sua capacità di parlare con competenza di argomenti e periodi storici diversi: lessi in poco tempo un suo articolo sugli Angioini a Lucera e un altro su Di Vittorio. E così altri, su Federico II o sul fascismo in Capitanata. Traspariva dagli articoli l’amore sia per l’Abruzzo che per la Capitanata, derivati certamente dalle origini dei genitori, il padre di San Severo e la madre dell’Aquila. Un attaccamento viscerale che ha confermato con la scelta di rimanere a l’Aquila anche dopo che il terremoto aveva devastato il centro storico e lesionato la sua casa. Del prof. Colapietra mi ha anche colpito la grande ironia ma anche le frecciate al cianuro che lancia ogni tanto. Come quando racconta di aver rinunciato alla carriera universitaria per non dover partecipare ai consigli di facoltà e ad organi analoghi perché sono ‘il refettorio delle confraternite’».


«Con queste premesse», ha concluso Andretta, «è stato con grande piacere che abbiamo deciso di pubblicare, con la Fondazione, una raccolta di saggi per celebrare gli 80 anni del professore, compiuti il 24 novembre dello scorso anno. Ci spaventava solo la scelta, data la mole enorme di articoli e pubblicazioni che ha scritto negli anni, Ma abbiamo lasciato a lui la selezione. E allora, nel cedere la parola al prof. Russo per la presentazione del testo, invito il professor Colapietra e tutti voi alla celebrazione dei suoi prossimi 80 anni: mi raccomando, che nessuno di voi manchi!».


Il prof. Saverio Russo, docente di Storia Moderna all’Università di Foggia e componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, ha illustrato il contenuto della pubblicazione.


«Si tratta della raccolta di sette saggi pubblicati tra il 1984 e il 1997 e trattano di storie tra il ‘500 e l’800 relative ai centri della Capitanata.


Il primo, “Elite amministrativa e ceti dirigenti a Foggia tra Seicento e Settecento”, tratta dei personaggi dominanti, ma anche della storia della città in un periodo che segnò il definitivo decollo di Foggia. Mi è molto familiare in quanto pubblicato la prima volta in un testo da me curato: “Storia di Foggia in età moderna” del 1992.


Di grande interesse anche il secondo saggio, “Tra potere feudale e clero ricettizio a San Severo”, pubblicato originariamente in “Studi per una storia di San Severo”, curato da Benuto Mundi nel 1989. Uno studio che racconta il contrasto, spesso aspro, che si sviluppò tra il Pastore e la comunità dei canonici del centro dell’Alto Tavoliere.


“Ambiente e territorio della Dogana di Foggia a fine Seicento attraverso l´Atlante Michele” è il titolo del terzo saggio, che deriva da una relazione del prof. Colapietra tenuta durante la presentazione dell’ottobre 1984 dell’Atlante delle locazioni della Dogana delle pecore di Foggia edito da Capone quell’anno. Un saggio che mostra uno dei modi di approccio più apprezzabili nella lettura della storia da parte di Colapietra: l’ancoramento delle vicende e dei personaggi storici al territorio. La ricerca venne, poi, pubblicata in “Studi e ricerche di geografia” nel 1985.


Il quinto, lungo studio, “Raimondo Di Sangro e il ‘Templum Sepulchrale’ della Cappella Sansevero” fu pubblicato in due numeri della prestigiosissima rivista per storici dell’arte -che troppo spesso i docenti d’arte ignorano completamente- “Napoli Nobilissima” nel 1986. Propone non solo la descrizione del monumento, ma anche un’approfondita analisi della storia della nobile famiglia. Ma c’è anche l’inventario post-mortem della biblioteca di Raimondo Di Sangro: un numero impressionante di libri di argomento militare, di storia, di politica ed economia orientati all’Illuminismo, con la quasi totale assenza –l’eccezione è un’edizione della Gerusalemme Liberata- di classici della letteratura italiana. Una dimostrazione di grande eclettismo ma anche di singolari lacune.


Segue uno studio su un personaggio importante per la provincia di Foggia e, in generale, per l’Italia: “L´attività politica di Luigi Zuppetta dopo l´Unità”. Colapietra ne traccia le vicende politiche tra 1860 e 1889, con importanti spunti sulla vita dell’epoca nel collegio in cui veniva eletto, quello di San Severo. La ricerca fu pubblicata in “Archivio Storico Pugliese” nel 1989.


“Giandomenico Romano: conclusioni provvisorie e prospettive di ricerca” è il titolo del settimo studio (già in “Giandomenico Romano nel centenario della morte”, 1990), dedicato alla vita avventurosa di un personaggio storico di Castelnuovo della Daunia che fu protagonista dei moti rivoluzionari della Repubblica romana, poi deputato della Sinistra storica nel 1870 molto attivo per risolvere i problemi della Capitanata, quindi magistrato.


L’ultimo studio, “Una rilettura della relazione Angeloni nell’ambito dell’inchiesta Jacini” (originariamente in “Agricoltura e pastorizia in Capitanata: la storia e le ragioni di un conflitto”, 1997) riguarda un personaggio che un po’ ricorda Colapietra. Angeloni, infatti, fu portatore di interessi in Abruzzo e in Capitanata, ma mentre per lui si trattò di questioni economiche, per Colapietra gli interessi sono di natura storico-scientifica.


L’opera che presentiamo oggi, insomma, mette a disposizione degli studiosi, in una comoda raccolta, fondamentali ricerche tuttora attuali che altrimenti dovrebbero essere rintracciate in pubblicazioni sparse. Per il loro contenuto, importantissimo per il nostro territorio, abbiamo voluto ringraziare il prof. Colapietra con questa iniziativa».


E felice di questa iniziativa è stato il prof. Colapietra, che ha dichiarato come, dall’anno scorso, ha scoperto l’importanza di interrompere l’intensa attività di ricerca per dedicarsi ad una vita di “otium”, di contemplazione oziosa.


«Così», ha detto, «con gli amici mi dedico solo a pubblicare le raccolte dei miei studi e dei miei articoli, come in questo caso».


Raffaele Colapietra ha anche voluto dare un quadro della propria vita e delle proprie concezioni. Ha confermato di aver voluto abbandonare l’università per non dover sottostare a certi meccanismi di potere. Una scelta che ha condizionato gli orientamenti della sua ricerca. Quando era in ambito accademico –fino ai 40 anni circa-, infatti, si produceva in temi di portata nazionale mentre poi si è dedicato alla ricerca su argomenti più strettamente locali: l’Abruzzo e la Capitanata, appunto.


Il ritorno a l’Aquila, quindi, derivato da questa scelta, è stato una decisione forzata: mai ci sarebbe tornato se non fosse stato per l’abbandono dell’università. Ma da allora, comunque, è diventata una scelta di affetto e di memoria, per il ritorno alla terra della madre.


Quanto a San Severo, la città del padre, Colapietra ha detto di aver preso proprio dal genitore il grande amore per quella che prima il padre e di conseguenza lui hanno sempre considerato una vera e propria città.


Da questo amore è derivato anche l’interesse per le vicende storiche di San Severo e per uomini come Raimondo Di Sangro. E, più ancora che per la cappella e per la biblioteca, ha sottolineato l’interesse per la ricostruzione della psicologia del personaggio.


Riguardo al legame col territorio dei suoi scritti, Colapietra ha dato anche un’indicazione metodologica: la storia non si studia solo sui libri, ma va riscontrata e concretizzata recandosi sui luoghi. «I viaggi», ha detto, «mi hanno dato una visione completa ed articolata del Mezzogiorno e soprattutto mi hanno fatto conoscere visioni locali che non avrei avuto operando solo “a tavolino”».


«Tengo molto ad attirare l’attenzione su Foggia», ha proseguito il professore, «perché è la capitale non della transumanza quanto della Dogana delle Pecore, questa istituzione che ha governato economia, società e giustizia di una parte importante del Mezzogiorno per secoli. In Capitanata, è importante questo dato, mentre in Abruzzo i pastori e le loro famiglie vivevano il dato umano e lavorativo delle pratiche legate alla transumanza, senza preoccuparsi della struttura burocratica».


Su San Severo, si è detto contento di aver potuto e saputo approfondire gli studi con sistematicità su un centro così importante, mentre si è detto rammaricato della scarsa attenzione che gli studiosi hanno dedicato a Lucera, altro centro di fondamentale importanza storica per il territorio.


Colapietra ha anche dedicato un elogio ad Antonio Vitulli, grazie al quale –ha detto- ho conosciuto e studiato Foggia.


Il professore si è congedato ringraziando il folto pubblico per la presenza e auspicando di aver un po’ sfatato l’immagine di studioso isolato e un po’ “scontroso”: «Forse –come mi sono definito io stesso- sono un “cane sciolto” nella ricerca, ma vi assicuro che nella vita, come i tanti gatti che mi fanno compagnia nella mia casa dell’Aquila, so fare anche le fusa! ».

 
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