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Inserita il: 05/04/2014

“LŽItalia vista da fuori e da dentro"

LŽultimo libro del manager ed ex ministro della Repubblica Lucio Stanca

Una fotografia puntuale, acuta, reale. Una radiografia, a tratti amara e disillusa, di un Paese che sembra essersi perso nel sonno di un benessere ormai lontano, ma che può e deve ritrovare la spinta per ripartire e disegnare il proprio futuro culturale, politico ed economico. Ecco come appare “L’Italia vista da fuori e da dentro – Wrong or right, it’s my country di Lucio Stanca, uno dei massimi politici e manager italiani che in questo suo ultimo libro racconta e si racconta per aiutarci a capire chi siamo e come ci vedono gli altri.


La presentazione del nuovo volume con prefazione di Piero Ostellino, a cura dell’autore, si terrà a Foggia il 9 aprile, alle ore 18.30, nella Sala “Rosa del Vento” della sede della Fondazione Banca del Monte in via Arpi 152. Alla conferenza interverranno Michelangelo Borrillo, Vice Caporedattore del Corriere del Mezzogiorno, e Aldo Ligustro, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia.


“L’Italia vista da fuori e da dentro”, stampato nel dicembre 2013, non è solo un libro che fotografa una nazione attraverso due diverse  - mai come qui opposte - prospettive, frutto di due diverse esperienze dell’autore: la prima prospettiva, dal “di fuori”, vissuta cioè negli oltre 30 anni in cui Lucio Stanca ha lavorato all’estero (Europa e Stati Uniti) e in Italia per una delle più importanti società internazionali nel campo delle tecnologie dell’informazione, l’IBM; la seconda, maturata invece dal “di dentro”, nel cuore della vita politica e istituzionale del Paese, nei 12 anni trascorsi come ministro e parlamentare. “L’Italia vista da fuori e da dentro” è molto di più. Perché non si limita a raccontare la realtà empirica da angoli contrapposti, ma analizza, denuncia, critica e infine propone “nuove soluzioni a vecchi problemi”.


Diviso coerentemente in due parti, la prima prevalentemente economica, dal “di fuori”, la seconda più politica, dal “di dentro”, il volume ha pagine “urticanti” che da subito aprono un divario culturale tra l’Italia e altri Paesi, in particolare quelli anglosassoni a cui l’autore rimanda costantemente come modello. A cominciare dal lavoro. Raccontando la sua esperienza come manager vissuto per i due terzi del tempo all’estero, Stanca mostra non solo lo specchio di una nazione ferma al palo dei cambiamenti, ma descrive l’Italia agli occhi degli altri Paesi, sottolineandone le differenze. A partire dalla cultura aziendale, “in Italia spesso del tutto inesistente o se esiste, è meno esplicita, sottintesa e quasi mai riconosciuta ufficialmente”, passando per il merito che “non ci piace”, la cui mancanza sfocia inevitabilmente in una “scarsa qualità del processo di selezione dei leader, sia nel mondo delle imprese che in quello del settore pubblico”, fino ad arrivare alla credibilità e affidabilità internazionale, una “barriera invisibile” tra l’Italia e gli altri Paesi, decisamente scarsa perché minata dall’”opacità delle regole, la certezza nel tempo delle norme, la troppa discrezionalità, la corruzione, la difficile esecuzione nei contratti, i tempi infiniti per avere semplici risposte dagli uffici pubblici, per non parlare dei tempi della giustizia”.


Andando dal particolare, cioè dalle aziende italiane, al generale, cioè all’”azienda Italia”, il libro descrive una nazione che arretra nella corsa sempre più spinta dell’economia mondiale e che, negli ultimi venti-venticinque anni, è rimasta immobile in un contesto internazionale che fin dagli Anni Novanta richiedeva risposte, mai arrivate o arrivate in modo inadeguato, a sollecitazioni di cambiamenti politici ed economici. Il tutto aggravato da un mercato del lavoro considerato non solo troppo rigido, in entrata e in uscita, ma anche “inefficiente e iniquo”, reo da troppi anni di un “odioso dualismo tra chi è iper-protetto e chi di salvaguardia sociale ne ha poca o niente”. Lo stesso grave dualismo che si traduce nel divario, culturale, sociale ed economico, tra Nord e Sud “che non abbiamo saputo affrontare nei passati decenni” e che penalizza l’Italia come nessun’altra nazione d’Europa.


Nell’Italia “vista da dentro”, attraverso la sua esperienza come uomo politico (o, come preferisce descriversi, come uomo “prestato” alla politica, )la fotografia di Lucio Stanca non appare meno amara.


In questa seconda parte, “L’Italia vista da fuori e da dentro” critica l’inefficienza delle istituzioni, evidenzia gli sprechi della pubblica amministrazione (“la grande ammalata”), ritrae personaggi politici negativi, denuncia ingiustizie. Com’era vista da fuori, se possibile, l’Italia che viene raccontata “da dentro” è ancora più immobile, arretrata, inefficiente e iniqua. La politica vista come strumento personale, piuttosto che un servizio da rendere alla nazione, non può che produrre cattivi politici, è il pensiero di Stanca. E oggi la sfiducia nella politica è aggravata dai “costi troppo elevati” della politica stessa, la crisi interna ai partiti figlia di una “forte, troppo forte, direi feroce contrapposizione tra il centro destra e il centro sinistra, a seguito dell’entrata in politica di Silvio Berlusconi”.


“Eppure ce la possiamo fare”, s’intitola un capitolo del libro. Perché “L’Italia vista da fuori e da dentro” vuole dimostrare che, con politiche radicali di cambiamento, l’Italia può ancora “disegnare un nuovo percorso” e uscire dalla crisi ancora più ottimista di prima. Perché l’Italia ha un patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico unici al mondo. Perché l’Italia resta ancora “il secondo Paese manufatturiero in Europa e il quinto al mondo”. Perché l’Italia è ancora percepito come il Paese del design, delle forme moderne, della moda, del bello. Perché l’Italia è il Paese del buono, cioè del buon mangiare, con un’industria enograstronomica e alimentare così ricca, diversificata e di grandissima qualità da suscitare l’indivia dei nostri diretti concorrenti. “Al centro della nostra strategia di sviluppo ci dovrebbe perciò essere il made in Italy e la way of italian living”, è la convinzione di Stanca. Strategia a cui deve essere affiancata un ri-bilanciamento dell’equilibrio tra “la spesa pubblica e lo spazio lasciato all’economia privata”, senza per questo smantellare il nostro Stato Sociale, e una drastica riduzione della spesa pubblica.


Secondo l’autore la rimonta è possibile, a patto che si abbia finalmente la consapevolezza che “le vecchie formule non funzionano più, le politiche già usate risultano impotenti, le passate idee non producono più risultati”.


Quale sarà il disegno del nuovo futuro dell’Italia quindi? La risposta è una domanda finale che il libro rivolge a chi saprà cogliere il bisogno di cambiamento dettato dalla crisi, interpretando in modo corretto il nuovo con proposte e azioni più adatte ed efficaci.


Lucio Stanca si è laureato alla Bocconi di Milano. È stato dirigente internazionale e negli anni Novanta è stato a capo della IBM in Italia e in Europa. È stato Ministro dell’Innovazione Tecnologica nel secondo e terzo Governo Berlusconi (2001-2006). Successivamente è stato eletto prima al Senato e poi alla Camera dei Deputati (2006-2013). È Vice presidente dal 2001 dell’Aspen Institute Italia. Tra il 2009 e il 2010 è stato Amministratore Delegato della società di gestione di Expo 2015.

 
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