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Inserita il: 10/04/2014

Lucio Stanca ottimista sul futuro dell´Italia

In Fondazione, alla presentazione del suo ultimo libro

Una fotografia puntuale, acuta, reale del “Bel Paese”. Un ritratto, a tratti amaro e disilluso, di una nazione che sembra essersi persa nel “sonno” di un benessere ormai lontano, ma che può e deve ritrovare la spinta per ripartire e disegnare il proprio futuro culturale, politico ed economico. L’ha realizzato Lucio Stanca, manager e uomo politico nato a Lucera, nel suo libro L’Italia vista da fuori e da dentro - “Wrong or right, it’s my country” che è stato presentato ieri, in Fondazione. All’incontro nella Sala “Rosa del Vento”, oltre all’autore, hanno partecipato il presidente della Fondazione, prof. Saverio Russo, e Aldo Ligustro, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia. Ad animare l’incontro pubblico, le domande di Michelangelo Borrillo, vice-caporedattore del “Corriere del Mezzogiorno”.


Il prof. Russo ha accennato alla notevole carriera imprenditoriale e politica di Stanca, che ha raggiunto le posizioni di vertice –a livello mondiale– nella dirigenza della IBM, ed è stato ministro per l’innovazione e le tecnologie nel II e III governo Berlusconi.


Stanca, ha accennato ai problemi che “affossano” l’Italia, nella realtà fattuale ma anche nella concezione che all’estero hanno degli Italiani.


Il problema principale del Paese, ha detto, è la prevalenza delle forze di conservazione: non solo in politica, in tutti gli schieramenti, ma in ogni settore della società.


L’Italia non ha saputo tenere il passo con le accelerazioni imposte dalla Storia e dalle innovazioni tecnologiche. Non lo seppe fare a fine ‘400, quando, da leader mondiale in campo economico, culturale ed artistico, non poté sfruttare le risorse del nuovo mondo appena scoperto, l’America, perché divisa in tanti staterelli e priva dell’organizzazione e della forza economica che invece ebbero stati-nazione come Francia, Spagna, Inghilterra e Portogallo. Non ha saputo farlo a inizio anni ’90, con la globalizzazione dei mercati e l’avvento di Internet che ha permesso ad altri Stati di riprendersi da lunghe crisi –come il Regno Unito e la Germania– o di raggiungere posizioni di supremazia economica –co-me India e Cina– per gli errori nelle scelte o le inerzie della politica e dell’economia e i difetti mai sanati del “sistema-Paese”, come l’eccessivo individualismo, gli ostacoli insuperabili della cieca burocrazia statale, la confusione della giungla legislativa nazionale, la diffusa corruzione, le eccessive ingerenze dei “corpi sociali intermedi” (sindacati, associazioni datoriali, ordini professionali ecc.) nelle decisioni statali, i ritardi delle riforme costituzionali, le carenze infrastrutturali, la divisione tra nord e sud e così via.


Ma il mercato globale corre e non può aspettare l’Italia, che –rileva Stanca– sta diventando rapidamente “periferia” del sistema, nuovo “terzo mondo”.


Come è emerso anche dalle esperienze raccontate da Aldo Ligustro, che ha ricoperto a lungo ruoli in università estere, un problema cruciale del nostro Paese è la scarsa capacità di organizzare le indubbie abilità e creatività che gli Italiani hanno, quando presi individualmente. Per non parlare dei pregiudizi, non sempre ingiustificati, che gli Italiani devono superare prima di ottenere la fiducia dei partner internazionali, che ci vogliono poco affidabili, farfalloni, non puntuali ma, soprattutto inclini alle “scorciatoie” per aggirare le regole.


Queste e tante altre considerazioni interessanti che Stanca ha tratto da esperienze in osservatori privilegiati, come i contatti con i grandi manager internazionali o gli incarichi di governo.


Le conclusioni dell’ex-ministro non sono pessimistiche: i giovani possono farcela a cambiare il percorso dell’Italia. Cambiando le dimensioni delle imprese italiane e rendendole adatte alla competizione globale, accelerando le riforme ed eliminando i lacci che politica miope e corruzione impongono alla crescita, diminuendo la partecipazione statale nelle grandi aziende nazionali, elaborando, comunque strategie centrate sullo sviluppo complessivo del Paese e non sull’acquisizione di potere di pochi. Un Paese, finalmente, basato non più sulla furbizia e le scorciatoie, in cui vigano criteri come la meritocrazia, l’organizzazione e la semplificazione legislativa. Difficile? Sicuramente, ma non impossibile. I benefici, pero, si vedranno solo fra molti anni.

 
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